Il Programma Barroso 2009-2014: il concetto di Crescita Sostenibile va autonomizzandosi dalla lotta al Cambiamento Climatico

20 06 2009

  

Foto: Miguel A. Lopes/Flickr

Foto: Miguel A. Lopes/Flickr

Attraverso un’economia sociale di mercato fondata su opportunità, responsabilità e solidarietà condurre le nostre economie fuori dalla crisi attuale, preparando la strada per una crescita economica più intelligente, verde e sostenibile. Sembra questo il cuore dell’abbozzo di programma, presentato prima al Consiglio ECOFIN del 9 giugno scorso e perfezionato in una lettera inviata ai Capi di Stato e di Governo intervenuti al Consiglio Europeo del 18 e 19 giugno, con il quale José Manuel Barroso persegue la rinomina a Presidente della Commissione Europea per il mandato 2009-2014.

E’ troppo presto per entrare in merito ai progetti specifici in materia di Energia e di Ambiente: in entrambi i casi, l’abbozzo non copre che 2 pagine e concerne in primo luogo i valori e i principi che dovrebbero muovere il mandato Barroso Bis. Due concetti su tutti: ambizione e rafforzamento, il primo riferito all’azione dell’Unione, il secondo alla sua struttura.

Nondimeno, possiamo rilevare un mutato approccio ai temi energetico-ambientali. Gli impegni per la lotta al Cambiamento Climatico e per la preservazione della Sicurezza Energetica del continente appaiono insieme ma spaiati rispetto al concetto di “economia più verde, intelligente e sostenibile”. Si tratta propriamente del contenuto dei 6 punti in cui Barroso raccoglie le sue “ambizioni” per il futuro dell’Europa: una disposizione simbolica ma non per questo meno rilevante.

La Transizione verso un’”Economia più verde, intelligente e sostenibile” sembra invece far rima con Uscita dalla Crisi. Si tratta di un punto molto interessante: riflette, ritengo, una certa volontà di distinguere la lotta contro il Cambiamento Climatico, che in questo periodo di difficoltà economiche più Governi percepiscono (ancora) come un fardello di puro connotato ”etico”, dall’opportunità meramente economica di puntare sulla Green Economy per rilanciare il PIL e l’occupazione. In tal senso, non dimentichiamo che Barroso rappresenta un candidato di centro-destra.

Che dire? Personalmente, stimo positiva tale “transizione” concettuale: portare la Sostenibilità al centro del discorso di Politica Economica come principio pratico per efficaci misure di ripresa al contempo

  • sancisce la credibilità assunta agli occhi dei dirigenti europei dal principio di Sostenibilità quale criterio di uno sviluppo economico e sociale più equilibrato, confutandone la precedente visione da masochistica e decadente denuncia morale da fine regno “capitalistico”; credibilità questa già affermata dalle maggiori Imprese internazionali;
  • contribuisce a convincere i Governi dell’opportunità anche economica di applicare concretamente tale criterio nella definizione delle loro politiche nazionali.

Resta ora da verificare che gli ulteriori sforzi necessari per “proteggerci” dal Riscaldamento Globale (in primis, garantire l’adattamento delle Comunità più esposte) vengano effettivamente intrapresi e difesi nelle sedi internazionali, a cominciare dai negoziati pre-Copenhagen.

Un ultimo appunto: chiaro è il riferimento alla volontà di mantenere la leadership europea nella lotta al Cambiamento Climatico e di fare delle imprese e delle tecnologie europee le pioniere della low carbon economy. Ancora una volta all’insegna dell’”opportunità” di agire dunque, in perfetta coerenza con il trittico valoriale che apre il Programma di Barroso: “opportunità, responsabilità, solidarietà“.





Consiglio Europeo 18-19 giugno 2009: una flebile voce in vista di una posizione comune Clima-Energia per il G8 de L’Aquila? Riassunto e valutazioni

19 06 2009

 

Fischer_BarrosoUna riproposizione delle posizioni e delle iniziative intraprese in precedenza. E’ quanto si può dire in materia energetico-ambientale di un Consiglio Europeo peraltro passato pressoché sotto silenzio nei principali quotidiani europei online della serata.

Il rafforzamento della stabilità dell’Unione sembra esserne il risultato più rilevante. I contributi maggiori del vertice risultano infatti essere la riconferma di José Manuel Barroso a Presidente della Commissione per la legislatura 2009-2014 (da vedersi ancora la conferma dell’Europarlamento in programma, auspicabilmente, per la prima sessione plenaria prevista tra il 14 e il 16 luglio) e le rassicurazioni agli euroscettici elettori irlandesi in merito alle implicazioni giuridiche del Trattato di Lisbona. Indubbiamente dei passi importanti in un momento in cui la sovrapposizione di rinnovo del Parlamento, rotazione della Presidenza e crisi economico-finanziaria rischia di minare la spinta propulsiva dell’Europa in vista della Conferenza di Copenhagen sul post-Kyoto in dicembre.

Ben limitato appare però il contributo alle tematiche direttamente energetico-ambientali che pur costituivano il secondo punto per valenza sui quattro all’ordine del giorno. Le 3 pagine consacratevi sulle 16 delle Conclusioni della Presidenza sottolineano nuovamente come nell’attuale contesto di crisi sia giunto il momento, per la Comunità Internazionale, di agire al fine di ”passare ad un’economia sicura e sostenibile a bassa emissione di CO2, capace di generare la crescita e di creare nuovi posti di lavoro“. A questo scopo, l’Unione Europea ripropone:

  • l’importanza dei negoziati bilaterali al fine di giungere ad un accordo condiviso a Copenhagen. In tal senso, l’UE avanza l’esempio dei suoi recenti vertici con Canada, Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti;
  • il suo impegno di leadership nella lotta al Global Warming e di riduzione delle proprie emissioni fino al 30% per il 2020 in caso di sforzo comparabile da parte degli altri Stati industrializzati e di contributo dei Paesi in via di sviluppo, secondo i criteri già decisi nel corso del Consiglio Europeo di marzo;
  • la problematica del finanziamento delle azioni di mitigazione e di adattamento al Cambiamento Climatico nei Paesi in via di sviluppo, approvando quanto proposto in sede di Consiglio ECOFIN del 9 giugno 2009. In particolare, si ripropone il principio della “contribuzione universale, complessivo e specifico” di tutti i Paesi, eccetto i meno avanzati, fondata sulla rispettiva ”capacità contributiva e la responsabilità delle emissioni“. Inoltre, “pur sottolineando il ruolo primario del finanziamento privato“, l’Unione Europea si dice pronta a contribuire al “sostegno pubblico internazionale” delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico e auspica che i meccanismi e le istituzioni di finanziamento esistenti siano adeguatamente sfruttati;
  • la necessità di “strategie complessive di sviluppo a basse emissioni di carbonio da parte dei paesi in via di sviluppo al fine di condurvi efficacemente le necessarie azioni di mitigazione e di adattamento al Riscaldamento Globale;
  • le problematiche della Sicurezza Energetica dell’Unione, plaudendo all’accordo sulla Direttiva in materia di scorte strategiche di petrolio e al progetto di interconnessione del mercato energetico del Mar Baltico (all’interno della Strategia per la Regione del Baltico, priorità della Presidenza Svedese). Esprime nondimeno preoccupazione per le relazioni Russia-Ucraina.

Il Consiglio Europeo auspica inoltre che:

  • si realizzi l’intenzione della Presidenza del Consiglio entrante (quella Svedese) di elaborare un programma di lavoro tale che l’UE arrivi con una voce sola alle future negoziazioni pre-Copenhagen, avendo permesso prima agli Stati membri di ben chiarire all’interno le loro posizioni;
  • la “relazione della Commissione sull’attuazione della strategia per lo Sviluppo Sostenibile“, indicato come priorità dell’Unione nelle sue dimensioni economica, sociale e ambientale, venga esaminata al più presto dai Consigli futuri (probabilmente ECOFIN, ovvero dei Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri);
  • una Strategia analoga a quella della Regione del Mar Baltico venga realizzata per la Regione Danubiana al fine di migliorare la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea.

Che dire?

Definire non solo sostenibile ma anche “sicura” un’attività economica a basse emissioni: probabilmente questo il concetto più innovativo, che compare già nel primo, generico, paragrafo dedicato ai temi energetico-ambientali.

Per il resto, il Consiglio Europeo di giugno sembra cercare di sistematizzare gli importanti contributi in materia realizzati dopo il Consiglio di marzo (19-20 marzo 2009) e sopra citati.

Un’ultima rilevazione: i criteri della “capacità contributiva e [del]la responsabilità delle emissioni“ per individuare gli Stati, anche in via di sviluppo, suscettibili di contribuire al finanziamento delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico nei Paesi più disagiati vanno proprio a sottolineare il principio di categorizzazione degli Stati per “grandezza” che i Paesi emergenti come Cina, India e Brasile più rifiutano, come hanno avuto modo di sottolineare durante gli ultimi Bonn Climate Change Talks.





L’Unione Europea a 6 mesi da Copenhagen: un nuovo Parlamento, una nuova Presidenza e una Leadership da mantenere. Post 1: i futuri impegni della Settima Legislatura Europea

11 06 2009

 

Gli ”Ecologisti Europei” costituiscono l’unico tra i Gruppi politici dell’Europarlamento ad aver visto aumentare le preferenze ricevute rispetto alla legislatura precedente. Questo in base ai dati disponibili fino ad oggi, che non comprendono ancora la scelta di campo che gli eletti ”indipendenti” (“others” nel grafico) compiranno prima del 14 luglio (sessione costitutiva del nuovo Parlamento) e che potete meglio consultare cliccando sull’immagine.

RISULTATI EUR_11 giugno

E’ una precisa domanda politica che i cittadini europei rivolgono alle loro istituzioni in materia di Ambiente ed Energia, quella che si riflette in tale risultato, nonché nella trasversale presenza in praticamente tutti i programmi elettorali di espliciti riferimenti a questi temi. Non si tratta dunque solo di una nuova sensibilizzazione della popolazione europea, o, come alcuni propongono, di un fenomeno di pura moda.

E tale risultato ci obbliga a porre, nelle pagine di questo blog, particolare attenzione all’impulso che l’UE sarà capace di imprimere alle politiche internazionali in tema di Sostenibilità Energetica. Per comprendere appieno la leadership che in tale ambito l’Unione Europea si è guadagnata, cercheremo di rendere conto anche delle fondamentali evoluzioni legislative avvenute nel corso della scorsa legislatura 2004-2009. Il tutto lo troverete sotto la nuova Categoria “L’Unione Europea e la Sostenibilità Energetica”.

Questo risultato, sempre lui, ci fa infine sperare per l’adozione di una posizione più ambiziosa dell’Unione nelle trattative internazionali per giungere, in dicembre a Copenhagen, al nuovo Accordo sul Clima. Come auspicato peraltro dal Commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, nel corso della recente Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno).

Per ora, l’adozione di nuove norme per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e per introdurre l’etichettatura energetica dei pneumatici rappresentano i primi impegni nell’agenda del nuovo Parlamento Europeo in ambito energetico-ambientale. La loro approvazione permetterà di completare la traduzione in legge, o meglio in direttiva, delle proposte contenute nel Pacchetto “Efficienza Energetica”, avanzato dalla Commissione Europea in data 13 novembre 2008 nell’ambito della sua ”Second Strategic Energy Review – Securing our Energy Future“. Ricordiamo come l’approvazione di tale pacchetto abbia facilitato a sua volta la traduzione in direttive del precedente (del marzo 2007) Pacchetto Clima-Energia, meglio noto come 20-20-20, da parte del Parlamento Europeo, avvenuta in data 17 dicembre 2008. Avremo modo di discuterne. 

 

Per la discussione sugli impegni/limiti della Presidenza svedese subentrante, vogliate consultare il post 2.