Europa e Russia per la Sicurezza Energetica. Contratti a lungo termine, investimenti e concorrenza: una triade incompatibile? (post 2)

1 06 2009

 

Tuttavia, i contratti a lungo termine rischiano di restringere pericolosamente la concorrenza, e non solo sul mercato energetico (per capire il “cosa” a cui si riferisce il “tuttavia”, vogliate vedere il post 1). Essi infatti:

1) “catturando” per lungo tempo dei clienti, restringono la convenienza per altri operatori di entrare sul mercato. A tal fine, questa pratica è utilizzata soprattutto dagli operatori già dominanti (gli incumbent) per preservare il loro vantaggio. Si consideri peraltro che sono proprio gli attori più grandi e strutturati ad avere le capacità necessarie per garantire sul lungo termine quantità certe (e normalmente consistenti, visto il tipo di clientela di questi contratti) ad un prezzo relativamente stabile (ciò li espone infatti ad un rischio considerevole che devono essere in grado di assorbire, quello di dover sopportare loro in primis le variazioni di prezzo);

2) potendo essere più aggressivi anche sul mercato spot (= a breve; vedi il perché nel precedente post), questi operatori rischiano di ostacolare l’ingresso di nuovi operatori anche su questo mercato. Quest’ultimo peraltro, date le minori quantità che i venditori devono essere in grado di fornirvi, si presta meglio del precedente all’intervento di operatori nuovi e più piccoli;

3) garantendo di fatto una sorta di assicurazione contro la volatilità dei prezzi dell’energia, ostacolano lo sviluppo di un mercato dell’assicurazione dedicato a questi problemi; e tale mercato potrebbe rivelarsi più efficiente ed economico che i contratti a lungo termine. E gli operatori assicurativi tendono a non volercisi dedicare qualora sentano che i “venditori a lunga” hanno un’influenza tale da poter manipolare i prezzi dell’energia una volta che loro abbiano assicurato i compratori.

In tema di Sicurezza Energetica, ricordiamo come la presenza di un numero limitato di grandi operatori espone l’intero mercato energetico al loro potere di manipolazione, in termini sia di prezzo che di ricattabilità sulle quantità erogabili. Nondimeno, l’assenza di players di dimensioni importanti rischia di esporre il mercato ad un’insufficienza di investimenti in capacità produttiva/di trasporto futura. Si tratta dunque di un equilibrio alquanto difficile da individuare, tanto più da raggiungere.

Alla luce di una rigorosa analisi economica, l’autore Bert Willems raccomanda dunque che le Autorità Nazionali di Regolazione:

1) impediscano i contratti a lunga di tipo esclusivo (ovvero che impongono sanzioni importanti all’acquirente che decida di rifornirsi altrove rompendo il contratto), anche se giustificabili in termini dei guadagni di efficienza che permettono;

2) consentano i contratti a lunga sottoscritti da un incumbent solo qualora il mercato dell’assicurazione contro le variazioni dei prezzi energetici sia inesistente o illiquido. Tuttavia in tal caso tali contratti devono riproporre i termini dei normali contratti forward: ovvero, in caso di rottura del contratto stesso, il compratore deve rifondere il valore di mercato del contratto e non delle penalità aggiuntive che possano scoraggiarlo.

Tuttavia, i contesti regolamentari risultano ancora inadeguati per affrontare il trade-off tra la liberalizzazione dei mercati energetici e la necessità di stimolare gli investimenti, come sottolinea Giuseppe Bellantuono. Fatto sta che, sia nell’Unione Europea sia negli Stati Uniti, le istanze di regolazione hanno imposto ad oggi la revisione della durata e delle quantità di numerosi contratti di lungo termine sottoscritti da ex-monopolisti.

Come guardare dunque ai contratti a lungo termine che, tramite Gazprom, la Russia auspica sottoscrivere (ed ha sottoscritto) con i distributori europei? Si tratta di una situazione che va ampiamente analizzata dal punto di vista del futuro della Sicurezza Energetica europea.





Europa e Russia per la Sicurezza Energetica. Contratti a lungo termine, investimenti e concorrenza: una triade incompatibile? (post 1)

31 05 2009

 

La Russia difende il ruolo dei Contratti a lungo termine per la Sicurezza Energetica: è quanto emergeva anche in occasione dell‘Incontro dei Ministri dell’Energia del G8 a Roma (24-25 maggio 2009). E in tale frangente, ci siamo chiesti se questa posizione non facesse il gioco della Russia, piuttosto che dei Paesi consumatori.

Proprio sui vantaggi e gli svantaggi di tali contratti si interroga Bert Willems, della Tilburg University, in un interessante articolo apparso su EU Energy Policy Blog, valutando se le Autorità Nazionali di Regolazione dei Mercati Energetici debbano addirittura intervenire per impedirli. Cerchiamo di leggere questo contributo incrociandolo con quello di Giuseppe Bellantuono, dell’Università di Trento, e aggiungendoci qualche riflessione geo-politica.

A tali contratti ricorrono normalmente i grossisti di gas ed elettricità per importare dall’estero (in questo caso si tratta spesso di contratti take or pay: anche se il consumatore non preleva tutta la quantità di gas contrattualizzata, comunque la paga; e il prezzo è aggiornato nel tempo secondo una formula prestabilita, spesso indicizzata sul prezzo del petrolio) e per poi rivendere sempre a lunga ai rivenditori al dettaglio (le famose aziende di vendita, spesso ex-municipalizzate). Anche determinate categorie di consumatori finali, come le imprese che presentano alti consumi energetici, possono decidere di ricorrervi.

Questa dinamica introduce un fattore di stabilità importante, che ha un impatto immediato sulla convenienza degli investimenti: i contratti a lungo termine legano infatti l’acquirente e il venditore per un periodo significativo, su quantità certe e su prezzi tendenzialmente previsibili. In tal modo ognuna delle due parti sa di poter recuperare il suo (eventuale) investimento in infrastruttura (sempre che i termini temporali del contratto siano stati opportunamente formulati) e sa di poterlo fare in tempi abbastanza certi.

Anche per le industrie forti consumatrici di energia tali contratti presentano un vantaggio importante: l’azienda si garantisce una quantità di energia certa nel tempo e ad un prezzo stabilito, proteggendosi dalla volatilità dei prezzi. Ciò le evita l’affanno (e il minor potere contrattuale) di dover negoziare a breve termine volta per volta le sue necessità energetiche di base a prezzi peraltro, comprensibilmente, più alti. Qualora poi abbia picchi imprevisti nella sua domanda di energia dovrebbe poter sempre avvalersi del mercato spot (o a breve termine) dell’energia (e di questo punto discuteremo più avanti)

E proprio su questo mercato spot, potranno competere in modo più aggressivo le imprese energetiche che abbiano già piazzato una parte importante della loro offerta attraverso contratti a lunga. Ciò significa che i prezzi sul mercato spot dovrebbe complessivamente ridursi.

Tuttavia, … (ebbene quale miglior suspance che rimandare al post 2 l’analisi dei lati negativi della medaglia?)





Incontro dei Ministri dell’Energia G8 (24-25 maggio 2009). Prime reazioni: Ministro russo Serghei Shmatko

25 05 2009

 

La Russia cerca rapporti a lungo termine con i suoi Paesi consumatori. E’ quanto emerge dall’intervista rilasciata dal ministro dell’Energia russo Serghei Shmatko al Corriere della Sera di oggi e raccolta da Roberto Bagnoli.

Possiamo cercare di leggere tra le righe: le condizioni d’estrazione del gas russo dai nuovi giacimenti siberiani (tra cui quelli della penisola di Yamal) sono estremamente difficoltose. Ecco perché, prima di impegnarsi nei notevoli investimenti necessari, la Federazione russa cerca di assicurarsi i mercati di sbocco.

Ritorna peraltro la questione della competizione tra i gasdotti Nabucco-South Stream, volutamente velata nell’intervista di cui parliamo. I 30 miliardi di metri cubi all’anno che il Nabucco dovrebbe trasportare proverrebbero infatti non solo dall’Azerbaijan (giacimento di Shah Deniz) ma anche dalla sponda est del Mar Caspio (Turkmenistan e forse Kazakhstan): ebbene il gas di questi Paesi (parte di esso) viene già trasportato in Russia attraverso il CAC (Central Asia Center pipeline) e serve ad alimentare direttamente le esportazioni di gas russe verso l’Europa in attesa delle maggiori produzioni siberiane. Qualora parte di questo gas venisse dirottata a sud per poi confluire nel Nabucco, la Russia rischierebbe di divenire meno solvibile in gas di quanto la sua attuale posizione dominante nelle forniture europee lascerebbe supporre. Molto meglio un South Stream che, dribblando la “volubile” Ukraina, ridurrebbe la percezione di rischio che la dipendenza dal gas russo determina nei governi e nell’opinione pubblica europea.

Lato petrolio, Serghei Shmatko presenta i contratti di fornitura a lungo termine come la migliore misura anti-volatilità del prezzo, per evitare che esso rimonti a 100 $ e più, indicando sui 60 $/barile il prezzo minimo sostenibile.

La posizione russa riflette le priorità di Sicurezza Energetica del lato dell’offerta (= sicurezza di vendere e incassare quanto prodotto) ma rischia di scontrarsi contro alcuni dei più elementari principi della Sicurezza Energetica lato domanda: la diversificazione da realizzarsi attraverso una maggiore liquidità e flessibilità del mercato. Vedremo cosa ne verrà fuori a livello di posizione comune tra le parti.

Un ultimo appunto: il risparmio energetico diviene per la prima volta un asse strategico della politica energetica russa. Indice forse che la promessa manna da giacimenti come quelli di Yamal è meno assicurata di quanto si supponesse? e che anche le quantità di gas russo disponibili rischiano di avere un limite?

 

Per una discussione sul livello di prezzo che i diversi attori raccomandano (attualmente) per il petrolio, vogliate consultare questo post.

Per un dibattito più teorico sul ruolo dei contratti a lungo termine per la (In)Sicurezza Energetica lato domanda, è a disposizione questo post e il successivo.