Il Programma Barroso 2009-2014: il concetto di Crescita Sostenibile va autonomizzandosi dalla lotta al Cambiamento Climatico

20 06 2009

  

Foto: Miguel A. Lopes/Flickr

Foto: Miguel A. Lopes/Flickr

Attraverso un’economia sociale di mercato fondata su opportunità, responsabilità e solidarietà condurre le nostre economie fuori dalla crisi attuale, preparando la strada per una crescita economica più intelligente, verde e sostenibile. Sembra questo il cuore dell’abbozzo di programma, presentato prima al Consiglio ECOFIN del 9 giugno scorso e perfezionato in una lettera inviata ai Capi di Stato e di Governo intervenuti al Consiglio Europeo del 18 e 19 giugno, con il quale José Manuel Barroso persegue la rinomina a Presidente della Commissione Europea per il mandato 2009-2014.

E’ troppo presto per entrare in merito ai progetti specifici in materia di Energia e di Ambiente: in entrambi i casi, l’abbozzo non copre che 2 pagine e concerne in primo luogo i valori e i principi che dovrebbero muovere il mandato Barroso Bis. Due concetti su tutti: ambizione e rafforzamento, il primo riferito all’azione dell’Unione, il secondo alla sua struttura.

Nondimeno, possiamo rilevare un mutato approccio ai temi energetico-ambientali. Gli impegni per la lotta al Cambiamento Climatico e per la preservazione della Sicurezza Energetica del continente appaiono insieme ma spaiati rispetto al concetto di “economia più verde, intelligente e sostenibile”. Si tratta propriamente del contenuto dei 6 punti in cui Barroso raccoglie le sue “ambizioni” per il futuro dell’Europa: una disposizione simbolica ma non per questo meno rilevante.

La Transizione verso un’”Economia più verde, intelligente e sostenibile” sembra invece far rima con Uscita dalla Crisi. Si tratta di un punto molto interessante: riflette, ritengo, una certa volontà di distinguere la lotta contro il Cambiamento Climatico, che in questo periodo di difficoltà economiche più Governi percepiscono (ancora) come un fardello di puro connotato ”etico”, dall’opportunità meramente economica di puntare sulla Green Economy per rilanciare il PIL e l’occupazione. In tal senso, non dimentichiamo che Barroso rappresenta un candidato di centro-destra.

Che dire? Personalmente, stimo positiva tale “transizione” concettuale: portare la Sostenibilità al centro del discorso di Politica Economica come principio pratico per efficaci misure di ripresa al contempo

  • sancisce la credibilità assunta agli occhi dei dirigenti europei dal principio di Sostenibilità quale criterio di uno sviluppo economico e sociale più equilibrato, confutandone la precedente visione da masochistica e decadente denuncia morale da fine regno “capitalistico”; credibilità questa già affermata dalle maggiori Imprese internazionali;
  • contribuisce a convincere i Governi dell’opportunità anche economica di applicare concretamente tale criterio nella definizione delle loro politiche nazionali.

Resta ora da verificare che gli ulteriori sforzi necessari per “proteggerci” dal Riscaldamento Globale (in primis, garantire l’adattamento delle Comunità più esposte) vengano effettivamente intrapresi e difesi nelle sedi internazionali, a cominciare dai negoziati pre-Copenhagen.

Un ultimo appunto: chiaro è il riferimento alla volontà di mantenere la leadership europea nella lotta al Cambiamento Climatico e di fare delle imprese e delle tecnologie europee le pioniere della low carbon economy. Ancora una volta all’insegna dell’”opportunità” di agire dunque, in perfetta coerenza con il trittico valoriale che apre il Programma di Barroso: “opportunità, responsabilità, solidarietà“.





Alumni Day SID – Scienze Internazionali e Diplomatiche – Gorizia (6 giugno 2009): la Sostenibilità Ambientale e la Sicurezza Energetica in primo piano

7 06 2009

 

Solo un approccio inclusivo e non esclusivo può fornire risposte efficaci e durature alla Questione Energetico-Ambientale. E’ necessario investire ora e massivamente  IN TUTTE LE SOLUZIONI economicamente praticabili, siano esse le energie rinnovabili, il nucleare, il carbon capture and storage (CCS) o l’efficienza energetica. Una non può sostituire l’altra, vi è urgente bisogno della loro somma e della loro reciproca interazione.

ALUMNIQuesti i risultati del Convegno “Sostenibilità Ambientale e Sicurezza Energetica: l’impatto sull’Agenda Internazionale” organizzato all’interno dell’Alumni Day SID 2009. L’evento ha riunito i laureati formati nel Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia per festeggiare insieme i 20 anni del primo e più prestigioso percorso di studi internazionalistico italiano. Istituito per Decreto nel 1986 e da sempre restato a numero chiuso con poderoso esame di entrata, esso costituisce il fiore all’occhiello della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste, prima in Italia secondo la classifica CENSIS 2008/2009.

E gli studenti di questo impegnativo corso, organizzati nell’Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche (ASSID), hanno saputo organizzare, brillantemente, una giornata estremamente costruttiva, come riconosciuto dallo stesso Rettore Francesco Peroni. Nel corso di 10 workshop, strutturati per macroarea lavorativa, e della successiva Cena di Gala nella cinta del Castello di Gorizia, gli Alumni hanno reso partecipi gli attuali studenti delle loro esperienze e dei loro (ammirabili) successi. [Per visionare il programma completo dell'evento consultate questo link.]

E questi stessi Alumni hanno organizzato il Convegno che ha aperto la giornata. Di primo livello i relatori: Sandro Furlan (Professore di Geopolitica dell’Energia, Responsabile del Network Internazionale di ENI Corporate University), Paolo Ruzzini (Presidente e Amministratore Delegato di Slovénske Electrarne a.s., società del Gruppo Enel), Luis Martin Oar (Capo Unità Commissione ITRE -Industria, Ricerca, Energia- dell’Europarlamento) e Edoardo Maffeis (Energy Manager presso Italgen s.p.a., società per le Energie Rinnovabili del Gruppo Italcementi), moderati da Roberto Francia.

Notevolissima la convergenza tra i punti di vista di questi operatori, appartenenti a realtà estremamente diverse per quanto interconnesse. Tre sono gli imperativi che con sempre maggior urgenza si impongono in materia energetica, sia essa letta da una prospettiva istituzionale o aziendale: SOSTENIBILITA’, COMPETITIVITA’ e SICUREZZA DELLE FORNITURE. La sfida è tradurre coordinatamente tali priorità in uno SFORZO DI INVESTIMENTI da 3.000 miliardi di $ da oggi al 2030.

E qui l’attuale crisi economica pone al contempo un rischio e un’opportunità. La priorità per le finanze pubbliche di dare sostegno all’economia, scoraggia i fondi per la ricerca e i sussidi per le energie rinnovabili; la contrazione dei fatturati delle imprese energetiche che fa seguito all’abissarsi dei prezzi del petrolio rende particolarmente cauti gli operatori e riduce la loro disponibilità a investire, tanto nelle energie fossili quanto nelle rinnovabili, che sempre causa petrolio “poco” caro diventano anche meno competitive. Nello stesso tempo, i diversi attori economici e politici si convincono sempre più di come la low carbon economy costituisca una meravigliosa occasione di rilancio dell’economia, una potenziale miniera di posti di lavoro e di ricchezza.

In questo quadro le aziende chiedono alle istituzioni di aiutarle a rendere più certo e rapido il RITORNO SUGLI INVESTIMENTI. Non bastano infatti la liberalizzazione dei mercati energetici e la conseguente accelerazione nei processi di internazionalizzazione e concentrazione delle aziende energetiche e delle energy utilities. Le aziende hanno bisogno di un quadro politico coerente nel medio-lungo termine che si traduca in un framework normativo (e di agevolazioni) stabile per tutto il periodo dell’investimento, nonché possibilmente condiviso, nelle sue linee guida, a livello internazionale, onde non creare condizioni unfair di competizione.

E su tale punto i diversi relatori “aziendali”, che si dicono pronti a raccogliere la sfida, hanno riproposto all’Unione Europea la questione della leadership. E in questo suggestivo dialogo tra operatori internazionali che si è svolto attorno alla tavola dell’Aula Magna del Polo Universitario Goriziano, l’Europarlamento ha risposto che l’UE si è resa conto di essersi troppo a lungo focalizzata solo sulla liberalizzazione del mercato energetico e poco sull’accompagnamento delle aziende verso gli opportuni investimenti, sostenibili per loro in quanto aziende e sostenibili per la società nel suo complesso.

 

Come questa riproposizione dei passaggi chiave ci suggerisce, i temi affrontati ieri a Gorizia ricalcano perfettamente gli argomenti di dibattito su cui la Comunità Internazionale, a livello di governi quanto di corporate, si confronta in questi mesi. Basti ripercorrere quanto precedentemente rilevato in materia di G8, di World Business Summit on Climate Change e di Giornata Mondiale per l’Ambiente. Non a caso il Convegno si è aperto ricordando le aspettative che vigono in merito alla 15esima Conferenza delle Parti alla UNFCCC che si svolgerà a Copenhagen in dicembre.

Che dire?

1) Innanzitutto una profonda evoluzione delle coscienze rispetto al 2007, periodo in cui redassi la mia Tesi di Laurea sulla Sostenibilità Energetica: all’epoca pure al SID goriziano, la cui popolazione d’eccellenza è estremamente ricettiva rispetto ai grandi temi di attualità, la Questione Energetica appariva ancora come troppo tecnica (e poco politica) e solo la continua avanzata del prezzo del petrolio sollevava dei campanellini d’allarme;

2) un forte ringraziamento all’ASSID (Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche) per contribuire a mantenere viva questa ricettività e sensibilità, direi anche lungimiranza, che da sempre ci caratterizza come studenti e come persone;

3) il piacere di rilevare come ancora una splendida iniziativa sia stata organizzata presso il Polo Universitario di Gorizia: ih ih ih scoprite quale qui!





Il settore dei Trasporti e la lotta al Riscaldamento Climatico: l’Automotive comincia a darsi una (seria) mossa

3 06 2009

 

A lui solo, il settore dei trasporti è responsabile del 27,5% dell’intero consumo energetico mondiale (dati IEA) e del 23% delle emissioni di gas serra totali (dati IPCC). Ad oggi, esso dipende per il 95% da una sola fonte energetica, il petrolio (IPCC), del quale rappresenta il 60,5% della domanda (IEA).

Mica male come “responsabilità”. E in questo contesto bisogna leggere il susseguirsi sempre più rapido delle novità tecnologiche che provengono dal settore. Accanto alle auto ibride sempre più diffuse, eccone (solo) alcune:

 § HyNor, la prima autostrada al mondo dotata di stazioni di rifornimento ad idrogeno, inaugurata l’11 maggio scorso in Norvegia, opera dell’azienda energetica norvegese StatoilHydro. Essa dispone di una flotta di 50 autoveicoli forniti da Mazda, Toyota e Think e servirà per testare e dimostrare le opportunità fornite da queste nuove vetture;

 § il KERS, Kinetic Energy Recovery System ovvero Sistema Cinetico di Recupero dell’Energia, in dotazione dalla stagione 2009 sulle vetture di Formula 1, che permette di recuperare sotto forma di energia meccanica, il calore, altrimenti dissipato, prodotto nelle bruschissime frenate delle monoposto. Tale dispositivo, recuperando fino a 80 cavalli che il pilota può decidere quando impiegare, permette di ridurre effettivamente il consumo complessivo di carburante, dunque le emissioni, nonché di migliorare le prestazioni delle vetture;

 § il sistema Start&Stop, di serie nella nuova AUDI A4 2.0 TDIe (la cui pubblicità circola attualmente sulle emittenti televisive e che sarà disponibile nelle concessionarie da questo mese di giugno), che spegne automaticamente il motore ad auto ferma, in folle e con il pedale della frizione rilasciato. In tal modo permette un risparmio di 0,2 litri/100 km, con una conseguente riduzione delle emissioni di C02 di circa 5 gr/km. Tra gli elementi di interesse, quest’AUDI presenta anche il sistema di “frenata rigenerativa” (che funziona come il KERS visto sopra) e ulteriori migliorie per incrementarne in maniera sensibile l’efficienza;

 § l’auto ibrida di tipo plug-in, che può ricaricare le sue batterie non solo in moto, come avviene attualmente, ma anche a prese di corrente disponibili a casa o a stazioni di ricarica, permettendole in tal modo di avere maggiore autonomia. La Volvo, prima casa automobilistica “premium” a proporne un progetto, conta di metterla sul mercato nel 2012.

Proprio a proposito di quest’ultimo punto, voglio attirare la vostra attenzione sull’interessantissima osservazione che apre l’articolo “L’elettrico alla svedese infiamma Volvo” apparso lunedì sul Corriere della Sera online:

L’industria automobilistica sembra aver capito che senza una partnership con le aziende energetiche pronte ad investire in una rete di stazioni di ricarica e a sfruttare il potenziale business delle ricariche, l’auto elettrica non ha futuro. Una strada tracciata negli ultimi mesi dal gruppo Nissan-Renault con la firma di una decina di accordi in tutto il mondo (anche in Italia con la lombarda A2A), dai tedeschi di Daimler (100 Smart elettriche a Milano, Pisa e Roma grazie all’intesa con Enel) e ora seguita anche da Volvo che a Stoccolma ha annunciato l’avvio di una joint-venture con Vattenfall.

Ecco dunque una nuova e promettente frontiera per fare “affari verdi” per le imprese energetiche. L’attuale crisi dell’Automotive, sia in termini di fatturato che di reputazione, potrebbe stimolare un nuovo tipo di investimenti non solo di modello ma anche infrastrutturali per rilanciare il settore.





La Sostenibilità come nuovo Paradigma dello Sviluppo Economico (Luigi Campello, Udine 30 maggio 2009)

30 05 2009

 

La Sostenibilità come il nuovo Paradigma Post-Crisi dell’attività imprenditoriale. E’ quanto afferma Luigi Campello, Direttore Generale di Electrolux, durante il Dibattito “Leadership al tempo della Crisi” tenutosi oggi a Udine nel quadro del IV Convegno ALIg, Associazione dei Laureati di Ingegneria Gestionale dell’Università degli Studi di Udine.

Richiamando il schumpeteriano ruolo di Distruzione Creatrice che l’attuale Crisi sta giocando sulle imprese, Campello sottolinea un concetto molto forte: ne usciranno valorizzate solo le Aziende lungimiranti che sono state capaci di applicare, ancor prima dello scoppio della Crisi, il Paradigma Post-Crisi: la Sostenibilità. Le imprese che hanno già saputo investire in tal senso avranno un vantaggio competitivo non indifferente nel nuovo scenario che si delineerà.

Si tratta di un messaggio doppiamente molto interessante:

1) riafferma come la Sostenibilità sia un indirizzo “di governo” valido non solamente a livello aggregato macroeconomico/politico, ma anche a livello ben microeconomico (con la Responsabilità Sociale e Ambientale di Impresa più o meno ci si era arrivati);

2) presenta la Sostenibilità non più come limitazione “etica/di buonsenso” all’attività economica, bensì come Motore dell’attività economica stessa. E’ questo il contributo di maggior rilievo.

Tale rapida (causa i tempi serrati del Dibattito) affermazione apre una prospettiva teoricamente molto interessante: non più “Sviluppo (fondato sulla Conoscenza o sul motore del momento) Sostenibile” ma “Sviluppo (fondato sulla Sostenibilità) tout court”. La Sostenibilità come parte integrante della capacità dell’azienda (e del Sistema Paese) di fare business, un business efficace e non auto-distruttivo come recentemente molti si sono rivelati.

Un superamento quindi del brutto compromesso ossimorico “Sviluppo Sostenibile”. Un superamento che sembra ricalcare perfettamente quanto emerso dal World Business Summit on Climate Change e dall’Incontro dei Ministri dell’Energia del G8 dello scorso weekend: la Sustainable Economy come motore per far ripartire lo Sviluppo Economico. E’ confortante vedere come certe affermazioni non si limitino alle sfere alte del mondo imprenditoriale e politico internazionale, ma si rispecchino anche nelle convinzioni degli attori economici locali (per quanto effettivamente rilevanti anche a livello internazionale).

ALIg_convegno 2009Per rendere giustizia alla bella iniziativa ecco la locandina dell’iniziativa: cliccate sull’immagine per ingrandirla. Ed ecco anche i partecipanti di primo piano che si sono confrontati sulla questione: “La Crisi attuale sta ridisegnando l’”identikit” dell’azienda di successo: quali indicazioni essa ci fornisce sull’evoluzione della figura del Leader e sulle sue nuove missioni?”. Accanto a Campello e sotto la vivace moderazione di Giuseppe De Filippi (Giornalista Economico e Caporedattore del TG5), Enrico Mentana (Giornalista) ed ulteriori esponenti di spicco della realtà imprenditoriale (dotata peraltro di riflesso internazionale) della Regione: Alessandro Calligaris (Presidente di Calligaris S.p.A. e di Confindustria FVG), Davide Passero (Amministratore Delegato Genertel) e Gianni Presotto (Partner KPMG).





World Business Summit on Climate Change (24-26 maggio 2009): conclusioni de “The Copenhagen Call”

27 05 2009

 

Gli industriali sono pronti ad affrontare i cambiamenti necessari che il mondo del business dovrà subire per contenere il riscaldamento globale entro (massimo) i 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali.

E’ quanto emerge dal WBS conclusosi ieri a Copenhagen dopo 3 giorni di lavori che hanno visto gli executives delle maggiori imprese internazionali (non solo energetiche quindi) discutere il loro impegno per la lotta al Global Warming. Per la discussione del programma e delle aspettative pre-summit ecco il post dedicatovi.

Gli industriali non intendono giocare il ruolo dei conservatori in materia di Climate Change, non vi hanno alcun interesse: è questo ciò che l’ambizioso Call (in 6 punti e 4 pagine) intende dimostrare. In esso, si riconosce la validità dei risultati del Quarto Rapporto dell’IPCC (International Panel on Climate Change) e dei maggiori costi che deriverebbero dalla non-azione immediata rispetto all’intervento.

In particolare, in materia di opportunità di business e di nuovi posti di lavoro derivanti dalla lotta al Cambiamento Climatico, i businessmen appaiono ben più espliciti dei Ministri dell’Energia riuniti negli stessi giorni a Roma.

Essi riconoscono la centralità del loro ruolo per combattere il Cambiamento Climatico: “Businesses will be responsible for building much of the infrastructure needed to protect us from climate impacts“. Riaffermando come il mondo degli affari dia il suo meglio quando si tratta di innovare, chiedono un Trattato coraggioso capace di eliminare l’incertezza che finora ha circondato gli investimenti “in sostenibilità”.

Si ha in un certo senso l’impressione che siano ora i businessmen a voler mettere fretta ai politici internazionali: è infatti compito di questi ultimi implementare le opportune politiche al fine di ridurre il più possibile i costi a breve termine per le aziende. Sono questi costi infatti che, malgrado i probabilissimi benefici nel medio-lungo periodo, rischiano di mettere in crisi molte tra le imprese che si impegnassero nella Green Growth.

Standard e regolamentazioni, possibilmente armonizzati a livello internazionale, vengono indicati tra gli strumenti migliori per ridurre le emissioni, favorendo il ricorso a tecnologie più pulite ed efficienti.

Infine, gli industriali affrontano due temi per nulla trattati nel corso del meeting dei Ministri dell’Energia: la necessità di aiutare l’adattamento al Cambiamento Climatico delle popolazioni più esposte e la preservazione delle foreste per le loro capacità di assorbimento delle emissioni.

Il Call verrà presentato alla Conferenza delle Parti alla UNFCCC di Copenhagen in dicembre e gli industriali si sono impegnati a sostenerne e portarne avanti i 6 punti durante i sei mesi che ci separano dall’evento.





Dichiarazioni Congiunte Incontro Ministri dell’Energia G8: riassunto e valutazioni (post 3)

26 05 2009

 

Eccoci infine all’ultima, più interessante e più ristretta (per numero di partecipanti) Dichiarazione congiunta resa (solo) dai Ministri del G8 e dal Commissario Europeo all’Energia. Per vedere il riassunto e le valutazioni delle precedenti Dichiarazioni congiunte, ecco i post della prima e della seconda.

Fin dall’inizio della Dichiarazione, compare un esplicito riferimento alla Conferenza di Copenhagen 2009, per il cui successo il G8 e l’UE esprimono il loro impegno.

Una ripresa economica che tenga conto e acceleri la transizione verso un nuovo Sistema (di Sviluppo) Economico: ecco il principale impegno di cui i Ministri ci fanno partecipi. “We are committed to promoting the economic recovery, accelerating the transition towards low-carbon, energy efficient development“. Vi si rileva una forte (e benvenuta) congruenza con lo scopo che si è dato il World Business Summit on Climate Change (in corso fino a domani a Copenhagen): “Shaping the sustainable economy”.

I Ministri riconoscono peraltro come la crisi attuale, con le azioni che sono state e che verranno prese per farvi fronte, costituisca un’opportunità imperdibile per sviluppare sinergie tra Ripresa Economica, Lotta al Cambiamento Climatico, Crescita Verde e Sviluppo Sostenibile.

Nell’affermazione della necessità di affrontare congiuntamente la questione del Cambiamento Climatico e della Sicurezza Energetica vi è inoltre un esplicito riconoscimento della consistenza del concetto di Sostenibilità Energetica: “Together with climate change, we must address the fundamental issues of energy security, availability and use”. L’intento specifico di questo impegno è giungere ad un’energia economicamente accessibile, sicura e sostenibile, capace di soddisfare sul lungo termine i bisogni mondiali: “affordable, safe and sustainable energy to meet long term world needs”.

Per raggiungere tale traguardo, un’importanza centrale viene attribuita al risparmio e all’efficienza energetica, da incrementare attraverso:

 § l’implementazione di politiche effettive per l’efficienza energetica in tutti i settori economici e ricorso ad uno spettro più ampio di strumenti (es: fondi pubblici, incentivi fiscali, trasparenza dei quadri regolamentari);

 § un approccio differenziato e specifico per settore economico;

 § la standardizzazione a livello internazionale delle metodologie di misura dei miglioramenti conseguiti;

 § la riduzione o eliminazione delle barriere tariffarie e non al commercio internazionale di beni e servizi ambientali;

 § l’adozione di meccanismi di mercato per la diffusione e lo sviluppo delle tecnologie a basse emissioni;

 § il rafforzamento delle partership pubblico-privato, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Infine, i Ministri G8 dettano una serie di priorità che una piattaforma internazionale per le tecnologie energetiche (energy technology platform), come quella istituita con la firma dell’IPEEC (International Partnership for Energy Efficiency Cooperation), dovrebbe perseguire:

 § nella sua fase di lancio, concentrarsi su un limitato numero di tecnologie chiave (quelle suggerite: energia solare, eolica, reti elettriche intelligenti, veicoli a basse emissioni, modernizzazione delle centrali elettriche a carbone, CCS e nucleare);

 § massimizzare l’uso efficiente delle risorse disponibili, creando sinergie tra le diverse attività esistenti;

 § evitare la creazione di ulteriori entità internazionali in materia energetica.





Incontro dei Ministri dell’Energia G8 (24-25 maggio 2009): ordine del giorno

23 05 2009

 

Promozione degli investimenti per dare nuovo impulso alle economie colpite dalla Crisi, cominciando nel contempo a far fronte seriamente alle sfide del cambiamento climatico e della povertà energetica.

Ecco il nodo a cui l’incontro dei Ministri dell’Energia dei Great 8 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti + rappresentanti UE)  con Cina, India, Sud Africa, Brasile, Messico, Egitto, Corea e Arabia Saudita vuole dare una risposta; Australia, Indonesia, Turchia, Algeria, Libia, Nigeria e Ruanda parteciperanno alle discussioni su investimenti e povertà energetica. Complessivamente, questi 23 Paesi rappresentano l’80%  della produzione e del consumo energetici mondiali. Le conclusioni andranno ad alimentare il Summit dei Capi di Stato e di Governo G8 de L’Aquila a luglio 2009, uno dei momenti più importanti nel cammino di avvicinamento a Copenhagen 2009.

Lo sviluppo di nuovi sistemi energetici efficienti e a basso contenuto di carbonio grazie all’impulso di una nuova leadership energetica mondiale viene indicato come la miglior risposta a medio-lungo termine che i governi in partnership con le imprese energetiche vogliono vogliono dare.

Le imprese energetiche sono infatti coinvolte per la prima volta ad un Incontro dei Ministri dell’Energia del G8. L’apertura dei lavori ministeriali sarà dunque preceduta dall’Energy Business Forum: lo scopo è capire come creare un clima degli affari favorevole agli investimenti energetici responsabili. In tal senso, l’impegno dei governi deve tenere conto delle esigenze industriali delle imprese e, a loro volta, le imprese devono tener conto delle priorità politiche (internazionali questa volta) e della tutela dei consumatori. Si tratta di un bel passo avanti, sembrano essere state comprese 2 cose:

§ la transnazionalità delle imprese energetiche e la conseguente difficoltà a regolamentarne efficacemente l’operato da parte di singoli governi senza un orientamento comune tra i diversi Stati in cui esse operano;

§ la centralità delle imprese energetiche nella creazione di un effettivo nuovo sistema energetico e la conseguente necessità di coinvolgerle politicamente.

Inoltre una sorta di “G8 delle Authority” si terrà a latere dell’Incontro dei Ministri e dell’Energy Business Forum: una Tavola Rotonda che riunirà gli enti regolatori in materia energetica del G8 con quelli di Brasile, Egitto, India, Messico, Arabia Saudita, Sud Africa, Corea del Sud e Grecia e con le 9 principali associazioni internazionali del settore. Un indizio, ancora una volta, che sia stata compresa la centralità di un clima degli affari trasparente, concorrenziale, non discriminatorio e possibilmente armonizzato per gli investimenti e la tutela dei consumatori.

Ecco il programma (aggiornato al 20.05.09); qui una rapida presentazione degli impegni ministeriali:

§ Sessione I: Strategie di risposta al cambiamento climatico globale

§ Cerimonia per la Firma dell’Accordo Internazionale sull’Efficienza Energetica (IPEEC)

§ Sessione II – Investimenti nell’energia per la sicurezza e lo sviluppo sostenibile

§ Sessione III – Programma di azione contro la povertà energetica: il caso dell’Africa

Le conclusioni e le dichiarazioni congiunte verranno rese pubbliche lunedì 25 maggio 2009 a partire dalle 16.30. Staremo a vedere.

Personalmente, esprimo una certa soddisfazione per il quadro teorico che sottostà all’iniziativa: mi sembra che l’interrelazione esistente tra Sicurezza Energetica e Sostenibilità Ambientale dell’Energia (ovverosia la sfida della Sostenibilità Energetica del Sistema Energetico) e la necessità di affrontare congiuntamente i due aspetti sia stata compresa. Inoltre, il coinvolgimento attivo delle imprese ci indica che le timide proposte del Vertice ONU di Johannesburg (2002) sull’opportunità di partnership pubblico-private in materia di obiettivi WEHAB (Water, Energy, Health, Agricolture, Biodiversity) hanno dato i loro frutti a livello di coscienza collettiva dei governi.