Attraverso un’economia sociale di mercato fondata su opportunità, responsabilità e solidarietà condurre le nostre economie fuori dalla crisi attuale, preparando la strada per una crescita economica più intelligente, verde e sostenibile. Sembra questo il cuore dell’abbozzo di programma, presentato prima al Consiglio ECOFIN del 9 giugno scorso e perfezionato in una lettera inviata ai Capi di Stato e di Governo intervenuti al Consiglio Europeo del 18 e 19 giugno, con il quale José Manuel Barroso persegue la rinomina a Presidente della Commissione Europea per il mandato 2009-2014.
E’ troppo presto per entrare in merito ai progetti specifici in materia di Energia e di Ambiente: in entrambi i casi, l’abbozzo non copre che 2 pagine e concerne in primo luogo i valori e i principi che dovrebbero muovere il mandato Barroso Bis. Due concetti su tutti: ambizione e rafforzamento, il primo riferito all’azione dell’Unione, il secondo alla sua struttura.
Nondimeno, possiamo rilevare un mutato approccio ai temi energetico-ambientali. Gli impegni per la lotta al Cambiamento Climatico e per la preservazione della Sicurezza Energetica del continente appaiono insieme ma spaiati rispetto al concetto di “economia più verde, intelligente e sostenibile”. Si tratta propriamente del contenuto dei 6 punti in cui Barroso raccoglie le sue “ambizioni” per il futuro dell’Europa: una disposizione simbolica ma non per questo meno rilevante.
La Transizione verso un’”Economia più verde, intelligente e sostenibile” sembra invece far rima con Uscita dalla Crisi. Si tratta di un punto molto interessante: riflette, ritengo, una certa volontà di distinguere la lotta contro il Cambiamento Climatico, che in questo periodo di difficoltà economiche più Governi percepiscono (ancora) come un fardello di puro connotato ”etico”, dall’opportunità meramente economica di puntare sulla Green Economy per rilanciare il PIL e l’occupazione. In tal senso, non dimentichiamo che Barroso rappresenta un candidato di centro-destra.
Che dire? Personalmente, stimo positiva tale “transizione” concettuale: portare la Sostenibilità al centro del discorso di Politica Economica come principio pratico per efficaci misure di ripresa al contempo
- sancisce la credibilità assunta agli occhi dei dirigenti europei dal principio di Sostenibilità quale criterio di uno sviluppo economico e sociale più equilibrato, confutandone la precedente visione da masochistica e decadente denuncia morale da fine regno “capitalistico”; credibilità questa già affermata dalle maggiori Imprese internazionali;
- contribuisce a convincere i Governi dell’opportunità anche economica di applicare concretamente tale criterio nella definizione delle loro politiche nazionali.
Resta ora da verificare che gli ulteriori sforzi necessari per “proteggerci” dal Riscaldamento Globale (in primis, garantire l’adattamento delle Comunità più esposte) vengano effettivamente intrapresi e difesi nelle sedi internazionali, a cominciare dai negoziati pre-Copenhagen.
Un ultimo appunto: chiaro è il riferimento alla volontà di mantenere la leadership europea nella lotta al Cambiamento Climatico e di fare delle imprese e delle tecnologie europee le pioniere della low carbon economy. Ancora una volta all’insegna dell’”opportunità” di agire dunque, in perfetta coerenza con il trittico valoriale che apre il Programma di Barroso: “opportunità, responsabilità, solidarietà“.



World Business Summit on Climate Change (24-26 maggio 2009): conclusioni de “The Copenhagen Call”
27 05 2009Gli industriali sono pronti ad affrontare i cambiamenti necessari che il mondo del business dovrà subire per contenere il riscaldamento globale entro (massimo) i 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali.
E’ quanto emerge dal WBS conclusosi ieri a Copenhagen dopo 3 giorni di lavori che hanno visto gli executives delle maggiori imprese internazionali (non solo energetiche quindi) discutere il loro impegno per la lotta al Global Warming. Per la discussione del programma e delle aspettative pre-summit ecco il post dedicatovi.
Gli industriali non intendono giocare il ruolo dei conservatori in materia di Climate Change, non vi hanno alcun interesse: è questo ciò che l’ambizioso Call (in 6 punti e 4 pagine) intende dimostrare. In esso, si riconosce la validità dei risultati del Quarto Rapporto dell’IPCC (International Panel on Climate Change) e dei maggiori costi che deriverebbero dalla non-azione immediata rispetto all’intervento.
In particolare, in materia di opportunità di business e di nuovi posti di lavoro derivanti dalla lotta al Cambiamento Climatico, i businessmen appaiono ben più espliciti dei Ministri dell’Energia riuniti negli stessi giorni a Roma.
Essi riconoscono la centralità del loro ruolo per combattere il Cambiamento Climatico: “Businesses will be responsible for building much of the infrastructure needed to protect us from climate impacts“. Riaffermando come il mondo degli affari dia il suo meglio quando si tratta di innovare, chiedono un Trattato coraggioso capace di eliminare l’incertezza che finora ha circondato gli investimenti “in sostenibilità”.
Si ha in un certo senso l’impressione che siano ora i businessmen a voler mettere fretta ai politici internazionali: è infatti compito di questi ultimi implementare le opportune politiche al fine di ridurre il più possibile i costi a breve termine per le aziende. Sono questi costi infatti che, malgrado i probabilissimi benefici nel medio-lungo periodo, rischiano di mettere in crisi molte tra le imprese che si impegnassero nella Green Growth.
Standard e regolamentazioni, possibilmente armonizzati a livello internazionale, vengono indicati tra gli strumenti migliori per ridurre le emissioni, favorendo il ricorso a tecnologie più pulite ed efficienti.
Infine, gli industriali affrontano due temi per nulla trattati nel corso del meeting dei Ministri dell’Energia: la necessità di aiutare l’adattamento al Cambiamento Climatico delle popolazioni più esposte e la preservazione delle foreste per le loro capacità di assorbimento delle emissioni.
Il Call verrà presentato alla Conferenza delle Parti alla UNFCCC di Copenhagen in dicembre e gli industriali si sono impegnati a sostenerne e portarne avanti i 6 punti durante i sei mesi che ci separano dall’evento.
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