Il prezzo del petrolio a 60-80$ al barile: convergenza di amorosi interessi?

29 05 2009

 

Ecco che da qualche giorno il prezzo del petrolio ha cominciato a salire prepotentemente: da ieri si attesta sopra i 65$ al barile. E fin da inizio settimana vi sono timori che domani, sabato, possa giungere ai 75$. [Per una presentazione dei fattori determinanti del prezzo del greggio vogliate consultare questo post.] Nel frattempo però Quotidiano Energia ci informa che la domanda di energia (primaria) globale è scesa del 7,1% nei primi 4 mesi del 2009. Si tratta di un evidente paradosso (il prezzo sale mentre la domanda cala?) ma forse il dato che concerne gli investimenti ci aiuta a capire: l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede un calo del 21% degli investimenti in idrocarburi rispetto al 2008, per un totale di meno 100 miliardi di dollari.

Questi dati ci riportano l’attenzione su alcune delle “parole chiave” dei vertici di questi giorni (ricordiamoli, WBS e G8 Energy Ministers), di cui discutevamo recentemente: tra esse rinveniamo proprio “prezzi” e “investimenti”.

In questo quadro, che lo si auspichi o meno, il petrolio rimarrà ancora a lungo l’ago della bilancia del Sistema Energetico mondiale. A livello di composizione del mix energetico, come ribadiscono i Ministri dell’Energia del G8? Certo, ma non solo.

Il prezzo del barile sarà soprattutto il principale indice di cui gli investitori si avvarranno per valutare i loro progetti. Siano essi in capacità produttiva fossile, in infrastrutture di distribuzione, piuttosto che in energie rinnovabili o in tecnologie per il risparmio e l’efficienza energetici. Sarà dunque determinante tanto in materia di Sicurezza Energetica che di Sostenibilità Ambientale, in una parola per la Sostenibilità Energetica.

Leggendo tra i risultati degli incontri vi sono infatti numerosi riferimenti alla necessità di stabilizzare i prezzi dell’energia per il rilancio degli investimenti. Non solo, in questo specifico momento “storico”, sembra che molti tra gli attori della complessa filiera energetica abbiano compreso le buone ragioni degli altri in materia di prezzi. Tanto che uno spettro variegato (e per questo rilevante) tra essi si dice concorde per una forchetta di oscillazione attorno ai 60-80 dollari al barile, o addirittura propenso (Scaroni, ENI) a costituire un organismo internazionale di produttori e consumatori di greggio per stabilizzarlo.

Al di là della concreta realizzabilità (e auspicabilità) di una tale proposta, cerchiamo di capire perché questa convergenza sia così importante (e difficile da raggiungere). Schematicamente e giusto per dare un’idea della molteplicità degli attori (e degli interessi coinvolti), un prezzo del petrolio elevato:

  1) penalizza la ripresa economica e i consumatori (dei Paesi non produttori di petrolio, ma indirettamente anche di quelli produttori per il tramite delle importazioni di beni e servizi);

  2) favorisce gli investimenti in esplorazione e in capacità produttiva petrolifera;

  3) favorisce la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di energie alternative e di tecnologie energeticamente efficienti (potrebbe sembrare rosa e fiori per la lotta al Cambiamento Climatico ma ricordiamo che tra le “energie alternative” vi è pure il carbone, anche quello “poco pulito”);

  4) incrementa le entrate dei Paesi petroliferi, scongiurando che decidano di ricorrere a tagli della produzione per sostenere il prezzo, ma rischiando di distoglierli dagli sforzi di diversificazione della loro produzione energetica (si pensi all’impegno per le rinnovabili degli Emirati Arabi Uniti).

Valutare l’effetto complessivo di un prezzo “elevato” o “basso” (che peraltro sono più concetti psicologici che tecnici) sull’attuazione di una Transizione Energetica non è dunque né univoco né facilmente determinabile. Probabilmente nessun attore in questo contesto capisce chiaramente in cosa gli convenga investire per avere dei ritorni sia sul breve che sul medio-lungo periodo.

Per questo l’impegno dei diversi attori per la stabilizzazione del prezzo all’interno di una forchetta che convenga a tutti e la determinazione di orientamenti politici chiari e condivisi a livello internazionale potrebbero avviare un’era di investimenti energetici lungimiranti ed efficaci. 

Questa convergenza di “amorosi” (ma opportuni e auspicatissimi) interessi attorno al prezzo del petrolio potrebbe quindi determinare oggi le basi per un’effettiva Transizione Energetica.


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2 responses

29 05 2009
Le determinanti del prezzo del Petrolio « Sostenibilità Energetica

[…] $75/bbl price target – is it really needed?“. Una questione di cui parlavamo giusto nel post precedente. Cliccate sull’immagine per […]

2 06 2009
Incontro dei Ministri dell’Energia G8 (24-25 maggio 2009). Prime reazioni: Ministro russo Serghei Shmatko « Sostenibilità Energetica

[…] Per una discussione sul livello di prezzo che i diversi attori raccomandano (attualmente) per il petrolio, vogliate consultare questo post. […]

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