Obama in Medio Oriente: ovvero (anche) del come reinserire seriamente l’Iran nel Sistema Energetico Mondiale

4 06 2009

 

Parlare di Sicurezza Energetica significa anche discutere di come rilanciare la produzione in un Paese che a esso solo racchiude le terze riserve mondiali di petrolio e le seconde di gas naturale.

Si tratta tuttavia di un Paese che non è più riuscito a riportare la sua capacità produttiva petrolifera ai livelli pre-rivoluzionari (6 milioni di barili al giorno allora contro i 3,9 milioni attuali). Cliccate sull’immagine per ingrandirla.

Iran_EIA_productionQuesto a causa di un concorrere di guerre (la lunga -e conclusasi in un nulla di fatto- guerra tra Iraq e Iran tra il 1980 e il 1988), sanzioni (quelle Americane decretate e via via intensificate a partire dalla Rivoluzione Khomeinista), la conseguente riduzione degli investimenti e il rapido declino dei suoi giacimenti maturi. Uno studio dell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense condotto nel 2007 stima addirittura che con l’attuale tasso di declino (ovverosia non moderato dalle opportune tecnologie di Oil Recovery) le esportazioni iraniane (2,4 milioni di barili al giorno nel 2007) potrebbero ridursi a zero nel 2015.

Questo significherebbe che l’attuale quinto esportatore mondiale di petrolio resterebbe fuori gioco, con gli evidenti impatti che ciò comporterebbe sul mercato internazionale del petrolio. La situazione lato gas non si presenta più rosea, con i 2/3 delle riserve provate non ancora sfruttate.

Per non parlare delle restanti condizioni dell’economia iraniana: il Paese, traendo dal petrolio l’80% delle sue entrate commerciali, è estremamente esposto alle oscillazioni del prezzo del petrolio; l’inflazione, nel 2008, ha registrato un aumento del 26% e la disoccupazione si è attestata al 12,5%.

Di fronte a questa situazione sconfortante e con la presunta necessità di pensare al dopo-petrolio, si è venuta a inserire la questione del Nucleare (civile). Ed è questo uno degli aspetti più rilevanti della visita di 2 giorni del Presidente americano Obama in Arabia Saudita (aggiunta all’ultimo momento) ed Egitto.

Questa visita, con questo tra i soggetti principali, si inserisce in un periodo estremamente importante nei rapporti USA-Iran: l’elezione del Presidente Obama e il nuovo approccio che egli, con la politica della “mano aperta” soprattutto verso i Paesi musulmani, vuole imprimere alla Politica Estera americana e le Elezioni presidenziali iraniane che si terranno a giorni (il 12 giugno 2009). Curiosa l’analogia tra i due eventi che qualche analista avanza: se l’elezione di Obama è generalmente riconosciuta come l’evento chiave del 2008, probabilmente, dicono, quelle iraniane lo saranno per il 2009.

Interessante notare come nessun candidato abbia potuto esimersi dall’esprimersi a proposito delle aperture di Washington: paradossalmente quindi, queste ultime entrano direttamente nel vivo della campagna elettorale iraniana.

E dopo averne discusso con il re Abdullah d’Arabia (gli altri argomenti all’ordine del giorno erano il prezzo del petrolio e il rilancio del processo di pace al conflitto arabo-israeliano), l’Iran ha ricevuto il suo dovuto spazio nello storico discorso del “nuovo inizio” nelle relazioni con i Paesi Musulmani che il Presidente Obama ha tenuto oggi all’università del Cairo.

Ed ecco un breve riassunto delle parole che ha avuto per l’Iran:

   1) Obama sottolinea come per troppo tempo l’Iran si sia definito “per opposizione al suo Paese” (gli Stati Uniti);

   2) Riconoscendo la responsabilità statunitense nel rovesciamento del governo democraticamente eletto di Mossadeq, Obama invita tuttavia a non rimanere intrappolati nel passato e si dice pronto a “move forward”, ad andare avanti, per ricostruire la fiducia tra i due popoli senza preconcetti e sulla base del mutuo rispetto;

   3) Obama riconosce che nessuna Nazione può questionare le scelte energetiche di un’altra, ma sottolinea che qualora l’Iran si dotasse del nucleare (anche solo civile) senza sottoscrivere il Trattato di Non Proliferazione, non sarebbero minacciati i soli interessi della Nazione Americana, ma quelli di sicurezza di ogni Paese. E la questione passerebbe a tutt’altro livello.

Senza dubbio la questione ora più urgente è l’inquadramento della questione del nucleare iraniano all’interno di (ragionevoli) norme di Sicurezza Internazionale. Ciò nonostante, al fine di poter veramente sperare di risolvere le radici del problema, è necessario ripensare globalmente l’approccio agli (e l’urgenza degli) investimenti energetici in Iran.

Anche perché la Strada Iraniana costituisce, secondo molti analisti, la miglior via di evacuazione delle risorse in idrocarburi del Mar Caspio. E anche perché l’economia del Paese ha un serio bisogno di investimenti stranieri.


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5 06 2009
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