L’Unione Europea a 6 mesi da Copenhagen: un nuovo Parlamento, una nuova Presidenza e una Leadership da mantenere. Post 2: le rinunce forzate della Presidenza Svedese

14 06 2009

 

SwedenTaking on the challenge: ecco il motto che il Primo Ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, riconosce alla propria Presidenza dell’Unione Europea, che si aprirà mercoledì 1° luglio 2009 e ci accompagnerà per 6 mesi fino ai cruciali appuntamenti di dicembre. In quanto Presidente di turno, la Svezia rappresenterà l’Unione alla Conferenza di Copenhagen 2009 e si appresta ora a iniziare il suo mandato con un Europarlamento appena eletto e una Commissione da rinominare. Here’s the challenge.

Ma anche Taking on the challenge di conciliare le priorità energetico-ambientali che l’Unione, e la Svezia, si erano date da tempo per questo semestre e le necessità immanenti di lotta alla disoccupazione e alle discriminazioni sociali che l’attuale Crisi economica ha fatto montare. E’ dunque comprensibile come, diversamente dai suoi predecessori (come la Germania, la Francia, la Repubblica Ceca), sia difficile trovare in rete un programma organico dell’azione che la Svezia si prefigge di realizzare in questi mesi: il sito della futura Presidenza delinea le priorità che ogni singolo Consiglio dei Ministri Europei dovrà darsi, ognuno nel limite delle proprie competenze. Ecco che sembra mancare una gerarchizzazione formale dei diversi temi: il rimescolamento indotto dalla Crisi ha obbligato la Presidenza a rivedere i propri obiettivi e a pensare piuttosto ad una conduzione estremamente flessibile, addirittura quotidiana, della situazione, come ben sottolineato nel sito del Governo svedese. La Svezia erediterà dai predecessori, ancor più del consueto, una sostanziosa parte della sua agenda.

Ma il Primo Ministro Reinfeldt ha il tempo, in data 9 giugno, di delineare, almeno informalmente, le sue priorità. E la lotta al cambiamento climatico rimane in seconda posizione, all’interno di un duo prioritario, comprensibilmente dopo la gestione dell’uscita strutturale dall’attuale crisi finanziaria ed ora occupazionale e sociale. Si tratta nondimeno di un rovesciamento significativo: l’impegno contro il Climate Change veniva considerato da numerosi analisti, ancora nell’autunno scorso, come la top one priority della Presidenza svedese, ancor prima di un generico, ma da tutti preteso, rilancio della competitività, della crescita e dell’occupazione europee.

E quest’impegno viene da lontano, non solo per la Svezia tradizionalmente sensibile a questi temi (si pensi a dove si svolse la prima conferenza internazionale sui rapporti tra ambiente naturale e attività umana nel lontano 1972: a Stoccolma). Orientativamente a partire dal 2007, con la Presidenza tedesca e il famoso Pacchetto 20-20-20, all’interno del dibattito energetico/ambientale europeo si percepisce uno shift dalle priorità “Sicurezza Energetica” e “Creazione del Mercato Unico dell’Energia” (dogmi del documento fondante della Politica Energetica Europea, il “Libro Verde per una Strategia Europea per un’Energia Sostenibile, Competitiva e Sicura“) alla promozione di una vera e propria “Transizione ad un’Economia sostenibile, a basso contenuto di carbonio”, passando per la divisa “A sustainable energy“.

Ebbene quest’evoluzione si riflette nel sostanzioso Programma Tripartito redatto da Francia, Repubblica Ceca e Svezia per i rispettivi 18 mesi di Presidenza e comparso nel giugno 2008. Strumento volto a coordinare meglio gli sforzi sul medio periodo e a dare maggior coesione alle Presidenze europee in attesa che l’entrata in vigore di un nuovo Trattato UE potesse prevederla formalmente. Si tratta di un testo estremamente focalizzato sulla sfida climatica: 4 sui 17 capitoli (di cui il secondo in ordine di comparsa e di importanza) vi sono dedicati.

Un accordo internazionale globale e ambizioso per garantire all’Europa un’energia sostenibile e competitiva. E’ (era?) questa la strategia individuata: l’orizzonte, esplicito nel documento, è la Conferenza di Copenhagen 2009. Con la piena coscienza dell’esizialità della leadership europea per un successo dei negoziati e dell’opportunità per l’Europa, in tal senso, di ben terminare i suoi compiti per casa in adeguato anticipo. Trattasi, da un lato, dei suoi “pacchetti legislativi energetici” interni, al fine di essere preparata ai nuovi fardelli del post-Kyoto; d’altro lato, degli abboccamenti privilegiati (e preventivi) con USA, Russia, Cina, India, Brasile al fine di spianare la strada all’accordo di dicembre.

L’Europa non sembra più disposta infatti a prendersi da sola gli oneri della lotta al Cambiamento Climatico e individua chiaramente in un comune regime internazionale la miglior arma contro una perdita di competitività delle sue imprese. Nel documento stesso (e dunque ancor prima dell’esplodere completo della Crisi attuale) l’UE si dice disposta ad ampliare il suo impegno di riduzione delle emissioni a -30% (e non solo 20%) all’orizzonte 2020 rispetto ai livelli del 1990, qualora altri Stati intraprendono la stessa strada. Interessanti a questo proposito gli esiti del recentissimo round preliminare di negoziati sul testo a venire di Copenhagen.

In tal senso, particolarmente dure (diplomaticamente parlando) le parole che Reinfeldt ha avuto per gli altri Stati (fuori Europa) nel suo discorso del 9 giugno: “other developed countries MUST now follow” (“gli altri Paesi industrializzati devono ora seguir[ci]”), nessun più contenuto “may”, “shall” o “should”. Anche il successivo riferimento diretto (e nominale) agli sforzi di Obama assume una connotazione particolarmente urgente e pressante.

Dunque, che dire?

La lotta al cambiamento climatico rimane tra le massime priorità dell’agenda europea, l’Europa è conscia dell’importanza della sua leadership. Ma il quadro non sembra roseo: le risorse economiche, e politiche e mentali, dell’Unione dovranno essere ripartite tra i diversi obiettivi di stabilizzazione finanziaria e di rilancio economico e occupazionale.

Taking on the challenge ricorda Reinfeldt: ogni crisi è un’opportunità, come si premunisce di cominciare il suo discorso, facendo eco a quanto ripetuto in sede G8 e World Business Summit. E vi è da considerare l’importantissima avanzata dei Partiti Ecologisti alle elezioni per l’Europarlamento: la domanda da parte della popolazione vi è tutta.

Peccato però che in sostegno al suo capitolo Clima, Reinfeldt sia poi costretto a promuovere le energie rinnovabili e le tecnologie pulite con un argomento un tantino dissonante: “non avete mai pensato a quanto raddrizziamo le nostre bilance commerciali e dunque le nostre finanze pubbliche se riduciamo il peso delle importazioni di combustibili fossili?”. Certo, in tempi di crisi finanziaria…..

 

Qui il post 1 sulle elezioni e gli immediati impegni parlamentari.


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4 responses

15 06 2009
16 06 2009
Creare il post-Kyoto dopo i negoziati di Bonn: recriminazioni e ordine sparso? « Sostenibilità Energetica

[…] dei Paesi “avanzati” le misure auspicate variano considerevolmente. Il Governo Svedese, alla vigilia della sua Presidenza dell’Unione Europea, rilancia la carbon tax (= le emissioni di anidride carbonica diventano un costo di produzione per […]

16 06 2009
Creare il post-Kyoto: come ridurre le emissioni a livello nazionale? Rilancio del dibattito tra Cap-and-trade e Carbon Tax « Sostenibilità Energetica

[…] Con la Presidenza Svedese alle porte, l’Unione Europea rilancia la carbon tax (= le emissioni di anidride carbonica diventano un costo di produzione per l’azienda che le produce) sottolineando gli impatti positivi in termini di segnali eco-friendly che essa invia al mercato, indicando che produzioni andare a ridimensionare, che investimenti compiere, che comportamenti adottare. Una misura, presente in Svezia (dal 1991), che sembrerebbe ben opportuna in un periodo in cui l’indisponibilità delle finanze statali ostacola investimenti infrastrutturali massici condotti sotto l’ala pubblica. […]

20 06 2009
Consiglio Europeo 18-19 giugno 2009: una flebile voce in vista di una posizione comune Clima-Energia per il G8 de L’Aquila? « Sostenibilità Energetica

[…] di rinnovo del Parlamento, rotazione della Presidenza e crisi economico-finanziaria rischia di minare la spinta propulsiva dell’Europa in vista della Conferenza di Copenhagen sul post-Kyoto in […]

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