Consiglio Europeo 18-19 giugno 2009: una flebile voce in vista di una posizione comune Clima-Energia per il G8 de L’Aquila? Riassunto e valutazioni

19 06 2009

 

Fischer_BarrosoUna riproposizione delle posizioni e delle iniziative intraprese in precedenza. E’ quanto si può dire in materia energetico-ambientale di un Consiglio Europeo peraltro passato pressoché sotto silenzio nei principali quotidiani europei online della serata.

Il rafforzamento della stabilità dell’Unione sembra esserne il risultato più rilevante. I contributi maggiori del vertice risultano infatti essere la riconferma di José Manuel Barroso a Presidente della Commissione per la legislatura 2009-2014 (da vedersi ancora la conferma dell’Europarlamento in programma, auspicabilmente, per la prima sessione plenaria prevista tra il 14 e il 16 luglio) e le rassicurazioni agli euroscettici elettori irlandesi in merito alle implicazioni giuridiche del Trattato di Lisbona. Indubbiamente dei passi importanti in un momento in cui la sovrapposizione di rinnovo del Parlamento, rotazione della Presidenza e crisi economico-finanziaria rischia di minare la spinta propulsiva dell’Europa in vista della Conferenza di Copenhagen sul post-Kyoto in dicembre.

Ben limitato appare però il contributo alle tematiche direttamente energetico-ambientali che pur costituivano il secondo punto per valenza sui quattro all’ordine del giorno. Le 3 pagine consacratevi sulle 16 delle Conclusioni della Presidenza sottolineano nuovamente come nell’attuale contesto di crisi sia giunto il momento, per la Comunità Internazionale, di agire al fine di “passare ad un’economia sicura e sostenibile a bassa emissione di CO2, capace di generare la crescita e di creare nuovi posti di lavoro“. A questo scopo, l’Unione Europea ripropone:

  • l’importanza dei negoziati bilaterali al fine di giungere ad un accordo condiviso a Copenhagen. In tal senso, l’UE avanza l’esempio dei suoi recenti vertici con Canada, Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti;
  • il suo impegno di leadership nella lotta al Global Warming e di riduzione delle proprie emissioni fino al 30% per il 2020 in caso di sforzo comparabile da parte degli altri Stati industrializzati e di contributo dei Paesi in via di sviluppo, secondo i criteri già decisi nel corso del Consiglio Europeo di marzo;
  • la problematica del finanziamento delle azioni di mitigazione e di adattamento al Cambiamento Climatico nei Paesi in via di sviluppo, approvando quanto proposto in sede di Consiglio ECOFIN del 9 giugno 2009. In particolare, si ripropone il principio della “contribuzione universale, complessivo e specifico” di tutti i Paesi, eccetto i meno avanzati, fondata sulla rispettiva “capacità contributiva e la responsabilità delle emissioni“. Inoltre, “pur sottolineando il ruolo primario del finanziamento privato“, l’Unione Europea si dice pronta a contribuire al “sostegno pubblico internazionale” delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico e auspica che i meccanismi e le istituzioni di finanziamento esistenti siano adeguatamente sfruttati;
  • la necessità di “strategie complessive di sviluppo a basse emissioni di carbonio da parte dei paesi in via di sviluppo al fine di condurvi efficacemente le necessarie azioni di mitigazione e di adattamento al Riscaldamento Globale;
  • le problematiche della Sicurezza Energetica dell’Unione, plaudendo all’accordo sulla Direttiva in materia di scorte strategiche di petrolio e al progetto di interconnessione del mercato energetico del Mar Baltico (all’interno della Strategia per la Regione del Baltico, priorità della Presidenza Svedese). Esprime nondimeno preoccupazione per le relazioni Russia-Ucraina.

Il Consiglio Europeo auspica inoltre che:

  • si realizzi l’intenzione della Presidenza del Consiglio entrante (quella Svedese) di elaborare un programma di lavoro tale che l’UE arrivi con una voce sola alle future negoziazioni pre-Copenhagen, avendo permesso prima agli Stati membri di ben chiarire all’interno le loro posizioni;
  • la “relazione della Commissione sull’attuazione della strategia per lo Sviluppo Sostenibile“, indicato come priorità dell’Unione nelle sue dimensioni economica, sociale e ambientale, venga esaminata al più presto dai Consigli futuri (probabilmente ECOFIN, ovvero dei Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri);
  • una Strategia analoga a quella della Regione del Mar Baltico venga realizzata per la Regione Danubiana al fine di migliorare la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea.

Che dire?

Definire non solo sostenibile ma anche “sicura” un’attività economica a basse emissioni: probabilmente questo il concetto più innovativo, che compare già nel primo, generico, paragrafo dedicato ai temi energetico-ambientali.

Per il resto, il Consiglio Europeo di giugno sembra cercare di sistematizzare gli importanti contributi in materia realizzati dopo il Consiglio di marzo (19-20 marzo 2009) e sopra citati.

Un’ultima rilevazione: i criteri della “capacità contributiva e [del]la responsabilità delle emissioni” per individuare gli Stati, anche in via di sviluppo, suscettibili di contribuire al finanziamento delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico nei Paesi più disagiati vanno proprio a sottolineare il principio di categorizzazione degli Stati per “grandezza” che i Paesi emergenti come Cina, India e Brasile più rifiutano, come hanno avuto modo di sottolineare durante gli ultimi Bonn Climate Change Talks.


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22 06 2009
Consiglio Europeo 18-19 giugno 2009: una flebile voce in vista di …

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22 06 2009
Consiglio Europeo 18-19 giugno 2009: una flebile voce in vista di …

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